I motori installati sulle macchine per costruzioni, al pari di quanto avviene nel settore del trasporto, devono rispettare rigidi parametri in materia di emissioni per essere immessi sul mercato europeo, secondo quanto previsto dalle normative (che li classifica in Fase I, II, III, IV e V).
A oggi, oltre la metà delle macchine per utilizzatori è nuova, quelle in fase III o più vecchie sono il 34% del totale contro il quasi 71,1% del 2019. Mentre per il noleggio le macchine nuove sono quasi il 56% del totale, quelle in fase III o più vecchie sono il 24% del totale, erano quasi il 51% nel 2019. In termini assoluti sono “vecchie” quasi 61mila macchine degli utilizzatori e 17mila macchine a noleggio: 78mila motori che rischiano di vanificare gli sforzi fatti finora.
A differenza, però, di quanto accade con il settore dei veicoli per il trasporto, dove tramite i cosiddetti “euro 1/2/3/4/5” dei motori, le amministrazioni comunali hanno disciplinato l’uso alle categorie di veicoli più obsoleti, l’uso delle macchine per costruzioni viene sempre consentito a prescindere dalla fase del motore installato e quindi senza tenere conto del livello di emissioni prodotto.

Obiettivi fissati delle fasi dei motori in termini di abbattimento di inquinanti prodotti. I livelli raggiunti sono particolarmente significativi: HC-86%, NOx -96%, PM -97%.
Il ruolo degli enti locali
Le amministrazioni locali svolgono un ruolo di primo piano nell’implementazione della normativa europea in materia di qualità dell’aria, sia per quanto attiene alle misure preventive, sia quando si rendano necessari provvedimenti correttivi.
La qualità dell’aria nei centri urbani non dipende solo dalle emissioni dei veicoli circolanti, quanto piuttosto da tutti i motori endotermici a combustibili fossili che vi operano.
Impedire l’accesso di un’automobile euro 3 e consentire allo stesso tempo l’impiego di una qualsiasi fase di motore di un escavatore solo perché non parte del traffico stradale, vanifica l’obiettivo del miglioramento della qualità dell’aria nell’ambiente urbano, oltre a generare un paradossale squilibrio.

Zone a basse emissioni
Alle zone a traffico limitato (Ztl) vanno affiancate delle zone a basse emissioni (Lez = low emission zone) che prevedano limiti specifici per l’utilizzo di macchine per costruzioni così come già avviene per i veicoli circolanti.
Le macchine per costruzioni vengono frequentemente utilizzate a livello stradale, sia quando impiegate in cantieri di attività pubbliche (rifacimento del manto stradale, costruzione di strade e piazze, scavi per utilities), sia in attività private (cantieri di edilizia residenziale e commerciale bordo strada).
L’impatto della loro attività si somma quindi a quello del traffico veicolare, pur non venendo in questo considerato.

Dalla tabella emerge il significativo abbattimento di inquinanti prodotti se si usano i motori di ultima generazione.
Considerando i risultati raggiunti in termini di abbattimento degli inquinanti dei motori per le macchine da costruzioni è evidente come la mancata introduzione di limiti all’uso di macchine per costruzioni obsolete impedisca un’accurata definizione delle politiche di miglioramento della qualità dell’aria.
Unacea – Unione italiana macchine per costruzioni – chiede l’istituzione di zone a basse emissioni per le attività di lavoro delle macchine operatrici e da cantiere.
Le zone a basse emissioni dovranno tener conto delle “fasi dei motori minime impiegabili”, consentendo l’utilizzo della sola fase V, al fine di non vanificare l’obiettivo di una concreta azione a tutela dell’aria e della sostenibilità degli ambienti urbani.



